Mondiali: Bolt ko, Farah battuto

12 Agosto 2017

Il fulmine giamaicano si infortuna nell'ultima gara della carriera, 4x100 ai britannici. Il britannico perde i 5000 da Edris. Ori a USA (4x100 donne), Kuchina (alto), Pearson (100hs), Vetter (giavellotto), Mayer (decathlon).


 

di Marco Buccellato

Nella nona e penultima giornata dei Campionati del Mondo di Londra succede l'incredibile: Usain Bolt si infortuna nella finale della 4x100 e si ferma a metà rettilineo nell'ultima gara della carriera, l'oro è della Gran Bretagna in 37.47 (record europeo) sugli USA (37.52) e sul Giappone (38.04). Allyson Felix conquista la decima medaglia d'oro iridata della carriera nella 4x100 femminile con l'oro dei 100 metri Tori Bowie anchorwoman che coglie il secondo titolo in 41.82 sulla Gran Bretagna (42.12) e sulla Giamaica (42.19). Sorpresissima sui 5000 metri uomini: a Mo Farah nega la doppietta l'etiope Muktar Edris (13:32.79) che scappa al britannico (13:33.22), lo statunitense Paul Chelimo è terzo in 13:33.30. Mariya Lasitskene-Kuchina vince l'oro dell'alto con 2,03 dopo una battaglia oltre i due metri con l'ucraina Yuliya Levchenko (2,01). Bronzo alla polacca Kamila Licwinko (1,99). Sally Pearson vince i 100 ostacoli a sei anni da Daegu e a cinque anni dal titolo olimpico nello stesso stadio londinese in 12.59 (0.1). Argento all'altra olimpionica Dawn Harper (12.63), bronzo alla tedesca Pamela Dutkiewicz in 12.72. Johannes Vetter conquista il titolo mondiale nel giavellotto con 89,89 davanti alla doppia sorpresa della Repubblica Ceca, Jakub Vadlejch, argento con 89,73, e Petr Frydrych, bronzo con 88,32. L'oro olimpico Röhler è quarto con 88,26. Il nuovo re del decathlon è il francese Kevin Mayer, oro con 8768 punti davanti alla coppia tedesca Rico Freimuth (8564) e Kai Kazmirek (8488). Il medagliere dopo nove giornate: gli Stati Uniti a ventisette medaglie, nove ori, dieci argenti, otto bronzi.

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4 X 100 UOMINI, BOLT K.O., ORO GRAN BRETAGNA - Chiunque sia il ghostwriter che ha scritto il capitolo finale del film della carriera di Usain Bolt, possiede il malvagio gusto di stupire e far soffrire. Non solo la sconfitta sui 100 metri, ora anche il ritiro prima della fine della gara, col testimone in mano, e un infortunio che manda in fumo l'ultima volata del più grande campione dell'atletica moderna. Bolt si ferma sulla soglia della quindicesima medaglia iridata, appena lanciatosi all'inseguimento di Christian Coleman, che colleziona a sua volta, e qui il ghostwriter si supera, l'incredibile record mondiale di aver battuto due volte Bolt e due volte perdendo.

Lo supera negli ultimi dieci metri, nel tripudio di uno stadio a metà sconvolto e metà impazzito, il britannico Nethaneel Mitchell-Blake, che porta in carrozza la Gran Bretagna (Ujah, Gemili, Talbot, Mitchell-Blake) all'oro per la prima volta dopo due argenti e cinque bronzi a suon di record europeo e miglior tempo mondiale dell'anno (37.47). Gli USA, che sono riusciti a schivare la mina-Giamaica, perdono l'oro ma tornano sul podio a quattro anni da Mosca 2013 in 37.52 con Rodgers, Gatlin, Bacon e Coleman. Bronzo ai collaudatissimi giapponesi, dopo l'argento olimpico di Rio, in 38.04 con Tada, Iizuka, Kiryu e Fujimitsu. Quarta la Cina, argento due anni fa, e quel maledetto "DNF" accanto alla bandiera della Giamaica. Maledetto ghostwriter.

4 X 100 DONNE, ORO USA E MEDAGLIA N.12 PER FELIX - Bella finale incerta fino al terzo cambio, con il quartetto statunitense capace di rischiare di rovinare tutto con un terzo cambio precario ma con in quarta frazione Tori Bowie, oro dei 100 metri, che con il testimone in mano si è lanciata irraggiungibile verso il traguardo in 41.82, miglior prestazione mondiale per due centesimi rispetto al crono della batteria. Il quartetto campione del mondo, statunitense per la settima volta nella storia dei campionati del mondo, porta i nomi di Aaliyah Brown, Allyson Felix (decima medaglia d'oro iridata, quindicesima totale, una in più di Usain Bolt), Morolake Akinosun e Tori Bowie, l'unica delle tante aspiranti "doppiettista" a riuscire, per ora, nell'impresa. L'argento è delle bravissime britanniche in 42.12, miglior piazzamento mondiale eguagliato dopo l'edizione inaugurale dei mondiali a Helsinki nel 1983, con Philip, Henry, Asher-Smith e Neitia. Le giamaicane campionesse uscenti salvano il bronzo in 42.19 con Levy, Morrison, Facey e Forbes, dalla furia delle tedesche, solo quarte in 42.36 con il dazio di un paio di cambi così così. Brave le svizzere, quinte in 42.51, ottava Dafne Schippers e compagne in 43.07.

FARAH NO DOUBLE, VINCE EDRIS - Ci avevano provato in tanti, dalla Londra di cinque anni fa alla Rio dell'anno scorso, i kenyani e gli stessi etiopi, tutti puntualmente messi nell'angolo dalla volata irresistibile di Mo, invece no, stavolta la gabbia costruita dal trio etiope Edris, Barega e Kejelcha, 23 anni il più anziano, 18 il più giovane, ha snaturato la corsa di Farah, che per recuperare sugli avversari in fuga ha dimenticato le frequenze lasciandosi andare alle ampiezze della falcata. Il britannico è riuscito a passare all'interno negli ultimi metri, sfruttando l'ennesima ingenuità di Yomif Kejelcha, ma non è stato sufficiente per riprendere un magnifico Muktar Edris (13:32.79), che riporta a casa il titolo perso a partire dall'avvento dell'era-Farah, nel 2011. L'ultimo etiope a vincere il 5000 iridato era stato, a Berlino, Kenenisa Bekele. Farah è secondo in 13:33.22, lo statunitense ex-kenyano Paul Chelimo, che a Rio finì secondo a sei decimi da Farah, stavolta gli alita a otto centesimi, e prende un difficilissimo bronzo. Kejelcha è ancora medaglia di legno, come a Pechino, ma ha 20 anni appena compiuti e il futuro è suo. A Edris, che non manca il senso del'iironia né quello della vera sportività, non pare vero di imitare il gesto di Mo Farah, il Mo-Bot, appropriarsene e poi tendere il braccio allo sconsolato Farah disteso sulla pista per rialzarlo e abbracciarlo. Farah sotto la tribuna baciato dalla figlia piccola, per consolarlo, è l'ultima l'ennesima immagine che resterà negli occhi di tutti, brit people e non. Gara lanciata dopo tre chilometri dall'iniziativa dell'australiano Tiernan dopo cadenze non esaltanti (5:48 ai 2000 e 8:33 ai 3000), poi l'azione etiope che è riuscita a smorzare le velleità di Farah.

La quinta doppietta 5000-10000 tra Olimpiadi e mondiali non c'è: in mano al britannico, che saluterà la pista definitivamente domenica prossima a Birmingham, resta un poker che non può che esser d'assi.

LASISTKENE-KUCHINA ANCORA ORO, MA CHE LEVCHENKO! - Non c'era pronostico che quotasse la 24enne russa senza la medaglia d'oro, per i bookmakers il botteghino dell'alto donne era chiuso da settimane, e invece la finale ha regalato emozioni e agonismo una volta trovati i tre nomi per il podio. A 1,97 la bella Kuchina e la farfalla ucraina Levchenko (personale eguagliato) arrivano senza macchia, la polacca Licwinko ce la fa alla terza, ma mette la freccia a 1,99 e Mariya compie il primo errore. Si complica, pare, perché la Levchenko sale al personal best e al primo posto col primo assalto. Con la medaglia di bronzo in tasca, alla Kuchina non resta che salire a 2,01 e il salto è sontuoso e privo di qualsiasi esitazione. Finisce la bellissima gara della Licwinko, non quella della 20enne Levchenko, che si supera ancora a 2,01, migliorandosi di quattro centimetri. Il 2,03 alla prima rincorsa segna il secondo titolo mondiale della Lasitskene-Kuchina, poi senza convinzione a caccia dei 2,08, e rimette le cose sul binario della logica, per qualche minuto sulla lama dell'imprevedibilità. In fondo alla classifica, l'1,88 della spagnola Ruth Beitia, olimpionica a Rio e quest'anno mai nelle migliori condizioni.

PEARSON, PEZZO DI BRAVURA - Sally Pearson è la campionessa del mondo, vince la finale dei 100 ostacoli e la vince a modo suo, grinta, tecnica e concentrazione. Sui blocchi è già sul finish,raggiunto in 12.59 (vento 0.1), per il bis iridato di Daegu 2011, un anno prima di vincere il titolo olimpico in questo stesso stadio. Per l'australiana finisce un incubo iniziato con la frattura di un braccio due anni fa a Roma e proseguito con la rinuncia a Rio per guai muscolari. Della furia dell'australiana fa le spese, nella corsia accanto, la primatista del mondo Kendra Harrison, rapidissima in avvio ma in confusione tecnica sui primi quattro ostacoli, il contrario del gesto magistrale dell'australiana. All'inseguimento della Pearson si propone dunque l'altra statunitense Manning, ma anche lei si spegne nell'ultima parte di gara, vinta dal prepotente ritorno di un'altra soldatessa di lungo corso, quella Dawn Harper-Nelson (12.63) che vinse l'oro olimpico a Pechino, quattro anni prima della Pearson. Il bronzo va all'europea più regolare e più in progresso di tutta la stagione, la tedesca Pamela Dutkiewicz, che si butta sul traguardo e in 12.72 soffia la medaglia al duo USA Harrison-Manning, quarta e quinta in 12.74. Con due ori, l'Australia raggiunge la Giamaica al secondo posto nel medagliere storico dei 100hs ai mondiali. Quarto argento per gli Stati Uniti, primo bronzo per la Germania.

GIAVELLOTTO, VETTER PER UN SOFFIO - Soltanto sedici centimetri hanno deciso la finale del giavellotto maschile in favore di Johannes Vetter (89,89 al primo lancio) ma nel mondiale delle tante sorprese non è Thomas Röhler a lanciare nei suoi pressi, ma il sorprendente ceco 27enne Jakub Vadleich, che ha trovato la gara della vita dopo una carriera che l'aveva visto, come miglior piazzamento, ottavo alle Olimpiadi. L'89,73 di Vadleich, record personale, fa il paio con l'altro exploit ceco della serata, firmato da Petr Frydrych, pure lui al personal best con 88,32. L'oro olimpico Röhler non sale sul podio, è quarto con 88,26, per soli sei centimetri. Dopo la rivoluzione geografica con Africa e Caraibi, si ritorna all'antico, Germania e Repubblica Ceca. Walcott chiude settimo, Yego tredicesimo.

DECATHLON, MAYER ORO A 8768 PUNTI - Kevin Mayer è il campione del mondo di decathlon, un titolo meritato per il francese vice-campione olimpico che ha dominato la competizione con 8768 punti, miglior prestazione mondiale dell'anno e seconda della carriera. nella gara conclusiva dei 1500 metri i giochi erano già fatti, con Mayer primo con 8067 punti e i tedeschi Freimuth a 7894 e Kazmirek a 7796. Mayer (4:36.73) ha fatto meglio dei due anche sui 1500, per una classifica finale che recita l'argento a Rico Freimuth con 8564 punti e il bronzo a Kai Kazmirek con 8488. Eccellente il quarto posto dell'estone Oiglane con 8371 punti, figlio di una gran gara di giavellotto in cui ha scagliato il dardo a 71,73. Quinto il canadese Damian Warner, che perde il podio dopo due medaglie iridate. Nelle precedenti gare della giornata, primato personale di Mayer sui 110hs (13.75/-0.1, Warner il migliore in 13.63), Freimuth il migliore nel disco con un lancio di 51,17 (Mayer 47,14), asta con ottimo 5,40 dello spagnolo Pau Tonnesen, 30 cm oltre gli avversari. Mayer a sua volta, con 5,10, ha tenuto Freimuth 30 cm sotto rafforzando il primato con 7237 su Freimuth (7121) e Kazmirek. Il giavellotto si era chiuso con Mayer lanciato verso l'oro: pur con un gomito malconcio il vicecampione olimpico aveva centrato un 66,10 che gli garantiva in cassaforte il titolo mondiale. Primo oro mondiale per la Francia, all'esordio sul podio iridato.

File allegati:
- RISULTATI/Results

Sally Pearson (foto Colombo/FIDAL)


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