Boston e la doppietta di Cheserek

13 Febbraio 2018

Il keniano è stato autore di una formidabile accoppiata nel giro di 24 ore: prima con 3:49.44 è diventato il secondo uomo di sempre sul Miglio indoor, poi ha vinto i 3000 in un notevole 7:38.74.


 

di Giorgio Cimbrico

L’accoppiata bostoniana di Edward Cheserek può essere considerata, da vecchi e inguaribili nostalgici, una sorta di omaggio al sempre più vicino quarantesimo anniversario delle imprese di Henry Rono, gli 80 giorni che sconvolsero il mezzofondo: recitati in un ordine cronologico che parte con il 6 aprile per concludersi il 27 giugno 1978, è la parentesi in cui il kenyano centrò e firmo i record del mondo dei 5000, dei 3000 siepi, dei 10000 e dei 3000. Un’impresa unica e irripetibile.

Edward, per il momento, non ha fatto altrettanto ma con 3:49.44 nel miglio è diventato il secondo della storia indoor, a 101 centesimi dal record di Hicham El Guerrouj (a proposito di anniversari, il prossimo Golden Gala celebrerà i vent’anni del mondiale dei 1500, imbattuto, del magnifico e calligrafico marocchino) e ha raggiunto e superato “masters of the board”, maestri del legni, come l’irlandese Eamonn Coghlan e il kenyano-americano Bernard Lagat che, nella dimensione degli otto giri per un miglio, sono stati gli altri felici pochi a infrangere al coperto la barriera ispida dei 3:50. Ventiquattro ore dopo, al Reggie Lewis Center sede della tappa dello IAAF World Indoor Tour, piegando gli etioipi Gebrhiwet e Gebremeskel, è andato agevolmente sotto i 7:40: 7:38.74.

Cheserek, corridore di piccola taglia, meno di 1,70 (può ricordare Augustin Choge), ha appena compiuto 24 anni, ma negli Usa gode di popolarità, specie nel circuito universitario: in collezione, 17 titoli, in campestre e su pista, nella dimensione Ncaa. I limiti all’aperto, 3:36, 13:18, 28:30, saranno drasticamente migliorati quando l’allievo di Andy Powell finirà nel circuito dei meeting di peso.

Viene dalla regione abitata dalla tribù dei Marakwet, dove alcuni villaggi si spingono sino ai 3000 metri di altezza, frutto di una famiglia numerosa (sette tra fratelli e sorelle) alle prese con una vita rustica, senza comodità: né acqua corrente né elettricità. Una borsa di studio lo ha portato prima in New Jersey e poi in Oregon, dove risiede. E’ lo stesso nordovest degli Usa dove finì Rono, originario di un’altra zona assai generosa quanto a fenomenali talenti, le Nandi Hills.

Nello stato di Washington, per l’università che ha come simbolo il puma, (Cougar) e assistito da John Chaplin, Henry, tre volte campione Ncaa nel cross, lasciò un segno indelebile impadronendosi nella primavera e nell’inizio estate del ’78 delle quattro distanze, siepi comprese, con risultati che hanno una consistenza contemporanea e con progressi drastici, per non dire violenti: con 13:08.4 migliorò di quattro secondi e mezzo il mondiale del “kiwi” Dick Quax; chiudendo in 8:05.4 ne estirpò tre al limite di Anders Garderud; spazzò via per otto secondi, in 27:22.4, il tempo record di Samson Kimobwa (nell’occasione ebbe l’aiuto, nella parte di lepre, di Jos Hermens, il Raiola dell’atletica) e chiuse la sua implacabile galoppata con il 7:32.1 del Bislett, tre secondi sotto quanto aveva centrato il britannico Brendan Foster quatto anni prima a Gateshead. Memorabili settimane il cui filo riuscì a stringere in pugno ancora una volta solo tre anni dopo quando, dopo la delusione per il boicottaggio a Mosca 1980, nella norvegese Knarvik e con l’aiuto di tre scanditori di ritmo, tra cui un giovane Steve Cram, abbassò il record del mondo sino a 13:06.20 regalando i suo ultimo acuto. Ora, portato dal vento di nordovest, tocca a Cheserek.

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